Da Parigi, tornato ieri da Palermo, 17 giorni che, dopo i momenti di dolore intimo, sono stati i più brutti della mia vita, perché vedere morire la propria città, e con essa vedere svanire la propria storia ed i propri ricordi e legami affettivi, appunto, è come morire sé stessi. Anch’io ho idealizzato per oltre 20 anni l’amore da lontano, che è costato carissimo peraltro anche materialmente, e soprattutto in termini morali perché in fondo, anche se privilegiati, restiamo sempre ospiti/turisti nei posti dove andiamo, perché quel peso, fatto di storia e anche di rammarico, ce lo portiamo sempre dentro, a parte i rinnegati. Ma da lontano, in realtà, si ama la Palermo del sogno, quella che percepiamo dentro ma non abbiamo visto nei fatti… Ora lotto per non passare all’odio, per non vendere quello che posseggo e non metterci più piede neanche da morto. Se ne parla tutti i giorni: la maleducazione generalizzata, il caos, l’inquinamento acustico, il non rispetto del prossimo, il non rispetto delle regole, il disordine fisico e morale, la sudiciume ed il degrado ovunque, la puzza, i disservizi… ho visto marciapiedi di 40 cm. (tra lo stadio e la palazzina cinese), record mondiale per un marciapiede, dove le automobili per motivi di velocità sostenuta e spazio ristretto non possono rallentare né sostare, ebbene, anche in quel posto cumuli di immondizia dove il marciapiede diventa più largo e forma un angolo, la buttano dai finestrini ? Basta che lo faccia il primo, e la vedo ormai da due anni.
Ho visto piazze intere e spazi pubblici vandalizzati, ed altri spazi pubblici occupati da ambulanti venditori di ogni sorta di prodotti non controllati. Verde pubblico stracolmo di immondizia tra le aiuole. Gente che va in giro in quella bruttissima piazza arida, de gasperi, palazzoni da suicidio per depressione dovuta a desolazione e bruttezza, ebbene vanno in giro con cane che ha bisogno di evacuare e con sacchetti per raccogliere la merda, ma se non si vedono osservati se ne vanno senza raccogliere, il sacchetto è geniale strategia.
Ho visto un materasso davanti al tornello numero 13 dello stadio, gettato come immondizia e bruciato ai bordi (arte concettuale), lo vedo da almeno sei mesi (Zamparini con la sua azienda Palermo calcio è in serie A, noi città, materasso compreso, siamo in serie Z). Per reclamare rispetto dei propri diritti e vivere in una città civilizzata si dovrebbe fare a cazzotti, se non peggio, almeno due volte al giorno, e denunciare almeno mezza cittadinanza. A 300 metri da casa mia c’è una villa del 19° sec. con un bel parco interno e vegetazione protetta, sono riusciti a farci un pub all’aperto, ho visto belle donne vestite elegantemente come se andassero a sfilare a Cannes per il festival, in realtà si divertono a gridare a squarciagola che sembrano scappati dal manicomio fino all’una di notte in quella scimunizione che è il karaoke (“come è bello far l’amore da Trieste in giù”), per fortuna lo fanno due sere a settimana, divertirsi rompendo le palle al prossimo, tasci e sottosviluppati che si sentono tochi o fighetti e si vestono a festa per divertirsi con un’idiozia e da incivili. Evidentemente si sentono, col suono che disturba, nel raggio di almeno 300 metri, ma i vicino sbarrano le finestre per paura e in segno di omertà.
I dettagli che elenco e che nessuno può contestare li elenco semplicemente perché sono i segni evidenti del degrado culturale di una città peggiorata negli ultimi dieci anni, una città dove la maggioranza dei cittadini ha obiettivi scadenti; dove ci si sente dentro un incubo e in certi casi morti-viventi. E’ un mondo paradossale.
Quelli ingenui che esprimono sentimentalismo puerile mi fanno ridere, quelli ai quali manca una città siffatta che si può solo odiare, o allora fare una vera rivoluzione.
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Di: GIGI
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